Casa Ecologica? Sì, grazie alla bioarchitettura


Non uno stile architettonico, ma uno stile di vita a cominciare dalla tua casa ecologica,

Come ottenerla? Partendo dalla Bioarchitettura, un campo d’incontro tra varie discipline, tutte volte a rispettare l’ecosistema.

Secondo la definizione che ne dà l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura si tratta di “una disciplina progettuale che, attraverso profondi studi svolti da equipe di medici, architetti, ingegneri, geologi, etc. cerca di dare una risposta all’origine di alcuni problemi che insidiano la salute dell’uomo e dell’ambiente in epoca contemporanea.
”

Dunque è una pratica architettonica basata sui principi della sostenibilità, che vuole creare un equilibrio tra l’ambiente e il “costruito”, soddisfacendo i bisogni delle generazioni attuali senza per questo compromettere la possibilità di dare risposta a quelli delle generazioni future.
Progettare e costruire secondo questi dettami è per fortuna un’esigenza sempre più sentita, non solo dai tecnici, ma anche dai semplici cittadini, sempre più consapevoli dell’importanza di vivere in una casa ecologica.
Infatti ad oggi c’è una grande informazione sull’argomento, che rende questo ambito appannaggio di tutti, non più soltanto degli esperti del settore: chiunque così può venire a conoscenza degli inequivocabili dati tecnico-pratici che dimostrano convenienza e bontà dell’architettura sostenibile.

La bioarchitettura sceglie ovviamente materiali da costruzione che coniugano il più alto rendimento al più basso impatto ambientale, limitando il più possibile il consumo di energie non rinnovabili, salvaguardando l’ambiente, pensando sia ai processi di produzione che a quelli di smaltimento, riducendo i costi di installazione, di esercizio e manutenzione, ma non per un mero risparmio economico, ora più che mai utile e necessario, ma per un risparmio energetico con l’obbiettivo di proteggere il nostro favoloso e delicato mondo.

In una casa ecologica è possibile utilizzare materiali quali il legno, la pietra, la calce, il gesso, acciai e metalli riciclati. Per accertare la sostenibilità di questi materiali devono esserne verificati tutti i processi di produzione, ovvero i costi energetici, di trasporto e di ricaduta di eventuali emissioni nell’atmosfera, sostituendo le colle, gli smalti, le vernici e le pitture d’origine chimica con prodotti a base di pigmenti naturali, cera d’api e simili.
Per valutare la sostenibilità di un dato materiale, perché esso possa essere definito “ecologico” e quindi far parte dei materiali utilizzabili in bioedilizia, deve essere tenuto conto di tutto il suo ciclo di vita e degli eventuali danni e conseguenze che i vari processi potrebbero determinare sull’ambiente.

E’ per questo motivo che, alcuni materiali non rinnovabili, come la stiferite, possono essere considerati sostenibili, poiché, a parità di prestazioni, hanno una durata molto superiore, un processo produttivo efficiente, con basse emissioni e quindi molto meno inquinante delle loro alternative rinnovabili.
La Bioarchitettura, che al suo interno contiene la bioedilizia, non si limita all’utilizzo di materiali e tecniche ecocompatibili (bioedilizia), ma compie un’accurata indagine geologica sul sito prescelto per l’abitazione, per individuare sia gli elementi visibili, utilizzabili a proprio favore per un migliore comfort abitativo e un maggiore risparmio energetico (vento, sole, calore della terra, orientamento della casa, corsi d’acqua, cavi dell’alta tensione, faglie del terreno) che quelli perturbativi dell’ambiente (gas radon, radioattività globale, inquinamento elettromagnetico) facendo sempre uso di tecnologie che rispettano l’ecosistema. I vantaggi di una casa costruita secondo questi principi sono dunque tanti: in primis l’alto rendimento energetico, da cui deriva un grande risparmio d’energia, di denaro e di conseguenza un minor inquinamento.

Le case passive realizzano appieno le finalità della bioarchitettura. Si tratta di edifici costruiti con materiali e tecnologie innovative che garantiscono un’alta qualità abitativa e bassi consumi energetici, dato che non necessitano di impianti di riscaldamento o condizionamento convenzionali.

Con sistemi di coibentazione avanzata, recupero del calore e ventilazione, questo tipo di casa –intrinsecamente ecologica, per il solo fatto di avere bassissimi costi energetici – permette dunque anche di inquinare di meno e ridurre le spese. È vero che i suoi costi di costruzione sono più alti di quelli di una casa “normale / energivora”,(circa il 20% in più) ma si risparmia successivamente su quelli di gestione.
Questo concetto di standard abitativo, nato in Germania nel 1988, si è diffuso nei paesi del nord Europa, Austria, Olanda, in tutto il centro-nord europeo e poi negli USA ed a partire dal 2015 in Austria la casa passiva è lo standard prescritto dalla legge per tutti gli edifici. In Italia invece è ancora poco diffusa, anche per la mancanza d’una cultura progettuale che pensi di più a un funzionamento delle abitazioni tale da rispettare l’ambiente e non solo alla loro estetica. Eppure la sua diffusione sarebbe positiva non solo per la qualità di vita, le tasche di chi la abita e l’ambiente, ma, secondo recenti studi, anche per il mercato dell’edilizia, facendone da volano.

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