Architettura Urbanistica: un esempio di funzionalità e integrazione a Pistoia


La cittadella della Solidarietà e i rapporti con la Chiesa delle Sante Maria e Tecla di Giovanni Michelucci

Sono da poco finiti i lavori per la realizzazione della “Cittadella della Solidarietà” presso il “Parco della Vergine” , un Social Housing composto da 52 appartamenti.

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Foto tratta da Misericordia.Pistoia.it

A parte le caratteristiche urbanistiche , funzionali e distributive molto interessanti, con la collocazione di una serie di servizi socio sanitari in supporto all’autonomia individuale delle persone che la abiteranno, che lo renderanno un quartiere “autosufficiente “, soprattutto per le persone anziane, comunque a ridosso del centro storico, questo progetto , una volta giunti alla fine lavori , mi ha sorpreso molto positivamente .

Gli architetti progettisti Filippo Alessi e Alessio Alessi, hanno centrato secondo me un obbiettivo, quello di riqualificare la poco visibile, altrimenti poco leggibile Chiesa delle Sante Maria e Tecla di Giovanni Michelucci, architetto pistoiese, considerato fra i maggiori architetti e urbanisti italiani moderni.

Foto tratta da Il Tirreno di Pistoia

Foto tratta da Il Tirreno di Pistoia

L’aver scelto come finitura delle palazzine i mattoni faccia-vista, ha dato maggior risalto alla bellissima Chiesa in laterizio e cemento architettonico.

Un esempio, a nostro avviso, di quanto una buona progettazione estetico-architettonica possa ricucire e riconsolidare parti della città altrimenti disconnesse.
Questo intervento ha riempito un vuoto architettonico in maniera a mio avviso perfetta.

Un cenno alla Storia della Chiesa delle Sante Maria e Tecla

Le complesse vicende costruttive della chiesa delle Sante Maria e Tecla hanno origine dalla necessità di ricostruire un antico edificio religioso andato distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale (18 Gennaio 1944) . Il progetto fù affidato a Giovanni Michelucci sin dal 1947.

In seguito ad un lungo iter progettuale e a ridotti finanziamenti statali si arriva alla soluzione approvata dalle autorità religiose nel 1950.

Nella realizzazione finale prevale la ricerca di un’essenzialità di forme “di spirito francescano” che si ripercuote anche nella scelta dei materiali (mattoni, cemento armato e rivestimento in pietra per il basamento).

Nel 1955, sotto la guida del  l’ing. pistoiese Rauty, si decise la sostituzione progettuale, della volta con capriate in cemento armato. I lavori terminarono un anno dopo.

Foto tratta da Parrocchiadellavergine.it

Foto tratta da Parrocchiadellavergine.it

Questo edificio così sobrio fu paragonato da Giovanni Klaus Koenig a “una semplice ed alta aula francescana“.

Il processo creativo non trae spunto dal contesto ambientale, ma si ispira alla tradizione costruttiva degli ordini mendicanti.

Sfruttando sapientemente l’alternanza di materiali “poveri” , rivisitati in chiave “moderna” ,come la pietra grezza, il cemento armato e il mattone a doppia faccia vista, l’effetto finale risulta insolito e originale.

Su un alto zoccolo in cemento armato, rivestito in pietra, si alzano le pareti in laterizio, la cui superficie muraria, scandita da lesene alternate con risalti di diversa sporgenza, è interrotta solo dai bracci del transetto, piegati in direzione dell’abside.

Molto interessante è lo studio dell’illuminazione realizzato con un sistema di feritoie e alte finestrature in corrispondenza dell’abside e dei transetti.

Altrettanto significativo l’emergere della struttura portante, del telaio in cemento armato che fascia il volume della chiesa suddividendo la cortina in laterizio e si ripropone all’interno nelle capriate della copertura per diventare tema centrale dell’architettura del campanile.

Il campanile è un corpo indipendente, costituito da un traliccio in cemento armato con scale a vista poggiante su un alto basamento a scarpata.

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